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 UN ALTRO SCHIAFFO AL NORD Successivo
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Massimo
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Registrato: 11 Dic 2002
Messaggi: 15
Località: Bergamo Italy
Messaggio   Inviato: 27 Dic 2007 - 17:15 Rispondi citando Torna in cima

di VITTORIO FELTRI

Se Alitalia fosse stata un azienda seria, guidata da imprenditori seri anziché dalla politichetta stracciona e buona solo a fare assunzioni clientelari, avrebbe agito come tutte le altre concorrenti nel ramo. Non avrebbe esitato a licenziare, a far quadrare i bilanci e a reinvestire Non l ha fatto perché terrorizzata da sindacati minacciosi e da scioperi destinati a ridimensionare il consenso dei partiti


E così si sono infinocchiati il Nord, come previsto, come sempre. La cessione di Alitalia a Air France comporterà una sorta di dismissione (parziale) di Malpensa, aeroporto milanese con ambizioni all altezza dell economia settentrionale. Le rimostranze del sindaco Letizia Moratti e del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni non sono ispirate a sentimenti campanilistici. Anche un idiota, per quanto finto intellettuale di sinistra, comprende che sottrarre uno scalo internazionale alla zona del Paese in cui si vola di più all estero (non per andare a mostrar le chiappe chiare sulle spiagge caraibiche, bensì per business) significa mortificare gli italiani che lavorano e producono maggiormente. Chi parla di provincialismo meneghino non conosce il problema di cui si tratta. Non è infatti la vendita in sé alla compagnia francese che danneggia il Nord, ma la sottovalutazione delle conseguenze che essa provocherà se, come pare, nel contratto sarà considerato Fiumicino, e soltanto questo, aeroporto di prima categoria. Mentre Malpensa sarà declassato a "coso" qualsiasi. In parole povere gli imprenditori settentrionali - il 90 per cento della categoria - che vorranno compiere trasferte lunghe dipenderanno da Roma, Francoforte o Parigi (soprattutto Parigi). Con relativa perdita di tempo che, notoriamente, è denaro. Qui non è in ballo la supremazia della Lombardia sul Lazio e bischerate del genere, ma il supporto necessario a chi ha bisogno di viaggiare per motivi professionali. Si sospettava finisse male da almeno quindici anni. Se Alitalia fosse stata un azienda seria, guidata da imprenditori seri anziché dalla politichetta stracciona e buona solo a fare assunzioni clientelari, avrebbe agito come tutte le altre concorrenti nel ramo. In presenza di un organico pletorico (seimila esuberi) non avrebbe esitato a licenziare, a far quadrare i bilanci e a reinvestire per adeguarsi al mercato. Non l ha fatto perché terrorizzata da sindacati minacciosi e da scioperi destinati a ridimensionare il consenso dei partiti. Risultato, da oltre un decennio si trascina appresso un crescente passivo, di volta in volta colmato con pubblico denaro; e ora, quando le altre compagnie sono floride, la nostra è tenuta in vita artificialmente allo scopo di garantire lo stipendio a migliaia di persone inutili. C era una strada alternativa per Alitalia: chiudere i battenti e riaprire sfoltendo e selezionando i dipendenti. Anche questo non è stato fatto per le stesse ragioni di cui sopra. Era fatale si giungesse a una svendita o a una cattiva vendita. La solita storia italiana: le imprese pubbliche non funzionano, sono costrette a subire pressioni e ricatti dal Palazzo, non badano a spese (tanto chissenefrega); e la politica, cui toccherebbe il compito di decidere, non decide per evitare di farsi dei nemici, sicché i baracconi statali tirano a campare in attesa di tirare le cuoia. Per capire l antifona basta guardare alle ferrovie, alla scuola, alla ricerca, alla rete stradale: sarà un caso, ma sono tutte malgestite. Il declino autentico è quello delle infrastrutture. Il resto se la cava e, in alcuni settori non marginali, l Italia è addirittura a livelli di eccellenza. Ma torniamo agli aerei, indispensabili in una economia globalizzata o in via di globalizzazione. Non li abbiamo più, ceduti ai francesi. E questo sarebbe niente. Il dramma è che, dopo aver conciato Alitalia come descritto, era impensabile pretendere da Air France che mantenesse due maxiaeroporti, Malpensa e Fiumicino, come si era illuso il centrosinistra. Uno per i transalpini è più che sufficiente, Roma. E Malpensa vada a ramengo. Peccato che Malpensa sia il cuore del Nord, detto anche locomotiva del Paese, ma ormai ridotto all avvilente ruolo di asino da soma. Trascurato e vilipeso, buono solamente per pagare il pranzo a chi non se lo merita.


HUB MODELLO

PUNTUALITÀ Nel 2006 Malpensa si è attestato al 3° posto nella classifica di puntualità degli aeroporti europei (indice 75,8% contro il 79% di Zurigo). Con un indice dell 81% nel primo semestre del 2007 Malpensa si colloca al primo posto. Inoltre il 96% dei tempi di consegna bagagli al first bag è inferiore di 25 minuti. Quattro minuti e 22 secondi è il tempo medio di attesa ai filtri. PIANO STRATEGICO Il piano strategico 2007-2012 prevece, con un investimento di 800 milioni di euro, il completamento del Terminakl 1, la costruzione di una terza pista, restyiling Terminal 2, realizzazione nuovi parcheggi, sviluppo infrastruttura Cargo e adeguamenti impianti Bhs.

CONDANNATI Con questo contratto gli imprenditori settentrionali che dovranno compiere trasferte lunghe dipenderanno da Roma, Francoforte e soprattutto Parigi VITTIME Era fatale che si arrivasse a una svendita o a una cattiva cessione. È la solita storia delle aziende pubbliche italiane che non funzionano e sono vittime della politica

fonte: www.libero-news.it
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